Storia di Otranto - Parte II
Il sacco di Otranto
Nel XV secolo ha luogo l’avvenimento piu’ drammatico della storia di Otranto.
I turchi che gia’ nell’845 avevano occupato Otranto poi liberata nel 867 da Ludovico II ne ripeterono il tentativo, ma senza successo, nel 918, 924 e 928. Nel 1480 con una flotta comandata da Acmet Pascia’ si ripresentarono minacciosi alle soglie della città riuscendo finalmente ad occuparla.
Le mire espansionistiche di Maometto II che gia’ avevano provocato la fine di Costantinopoli e del suo Impero vedevano in Otranto e nel Salento il primo caposaldo da cui insediare gli Stati Cristiani d’Europa. Il 28 luglio 1480 circa 150 imbarcazioni sbarcarono nella zona dei laghi Alimini (poi denominata Baia dei Turchi) e circa 18.000 soldati si diressero verso la citta’. Gia’ il giorno dopo fecero razzie nel borgo e nei casali.
L’11 agosto dopo un’eroica resistenza l’artiglieria turca apri un varco tra le mura e l’esercito dilagò all'interno della città. Furono commesse razzie di ogni genere e l’arcivescovo della citta’ Stefano Agricoli che incitava alla fede e alla morte fu ucciso all'interno della cattedrale.
Il 12 agosto 1480 circa 800 Otrantini capeggiati da Antonio Pezzulla, detto il Primaldo, rifiutarono la conversione all’Islam. Furono legati, e condotti con una macabra processione al Colle della Minerva. Qui furono decapitati davanti agli sguardi sgomenti di mogli, padri, figli e parenti tutti. Il primo ad essere giustiziato fu proprio Primaldo. Quel colle oggi viene chiamato Colle dei Martiri.
Dopo un lungo tergiversare da parte degli Angioini nel 1481 finalmente si organizzo’ un consistente assedio che sfocio’ il 23 agosto dello stesso anno ad un violento attacco ed il 10 settembre alla resa finale dell'occupante turco. La citta’ rimase completamente distrutta e deserta cosi’ pure il monastero di San Nicola di Casole.
Quel che resto’ dei corpi degli 800 martiri che erano rimasti ancora sul Colle della Minerva furono presi dei cittadini e portati nella citta’. Oggi i loro resti, sono conservati nella Cattedrale della citta’ contenuti in tre grandi armadi e visibili grazie alla presenza di vetrate. Un'altra parte dei resti e’ conservata nella chiesa di Santa Caterina a Napoli.
La lenta ripresa della città dopo l'occupazione turca
Negli anni a seguire la cinta muraria fu ricostruita seguendo moderni criteri difensivi. Anche il Castello fu rivisitato nella sua struttura. Qui particolarmente significativa fu l’aggiunta apportata dagli Angioini di una struttura a punta di diamante che si sviluppa verso il mare e che aveva lo scopo di dare una maggiore protezione alla citta’.
Otranto tento' di riprendersi dall’evento puntando soprattutto ai traffici ed ai commerci che passavano per il porto. I turchi tentano nuovi assalti nel 1535, 1537, 1614 e 1644 ma la citta’ riuscira’ sempre a resistere.
Otranto, per la sua posizione geografica, attirava le mire di molti conquistatori. Infatti, dopo essere stata ripresa nel 1481 dagli Aragonesi, restò in loro mani per breve tempo: dal 1496 al 1504 passa a Venezia quindi nuovamente agli Angioini. Quindi fu occupata dai francesi ma la costante minaccia dei turchi impedì alla città di risorgere all'antico splendore e così la sua importanza andò sempre diminuendo, mentre buona parte della popolazione migrava verso luoghi più accoglienti.
Maria Corti
Ci piace chiudere questo breve escursus sulla storia millennaria di Otranto riportando una breve citazione di Maria Corti ripresa da un suo celebre libro su Otranto:
""C’era vento nelle strade e vuoto invernale quando rividi la Signora … aveva natura di gran dama decaduta dalla memoria implacabile. Senza più guardarla infilai il vicolo del Cenobio basiliano, camminai lungo il castello appena restaurato, lungo il porto fino al rudere della torre del serpe, dove c’era un altro tipo di silenzio, assoluto, dilatato all’infinito, da terra lunare.""
Maria CORTI, Otranto allo specchio