Monastero di San Nicola di Casole (Otranto).

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Monastero San Nicola di Casole - parte II

Casole primissimo esempio di Università

rudere del monastero di san nicola di casole - Otranto

Il monastero, dedicato a san Nicola, era un monastero basiliano, retto cioè dai religiosi seguaci della Regola di san Basilio il Grande (Cesarea di Cappadocia 329-379).

A San Nicola di Casole poteva recarsi chiunque voleva erudirsi: facendolo otteneva gratis la maggior parte del vitto, il maestro ed una stanza (Antonio de Ferraris il Galateo in: “De Situ Iapygiae”).

Tutto questo molto prima che venissero fondate le Università da parte di principi ed imperatori nel nord-Europa.
Si studiava Aristotele e Platone, si cercava di coniugare le antiche cosmologia, gnoseologia ed etica greche con le ansie e le preoccupazioni religiose dell'epoca, attraverso una pratica intellettuale a mezza via fra discorso teologico e discorso filosofico.

Casole è la prima vera scuola pubblica di Terra d'Otranto, teatro di una nuova formula di convivenza razionale tra discorso teologico e discorso filosofico.

La vita nel Monastero

Dal Typicon, un rituale, specie di manuale sui compiti del monastero, fortunatamente sopravvissuto, si apprende di pratica ascetica, di vita semplice ed austera, con continui sacrifici e rinunce. Secondo la tradizione del monachesimo bizantino.

Qui domina del resto la regola di san Basilio, regola espressa da preghiera, digiuno, povertà, silenzio, solitudine, studio, lavoro, umiltà, esaltazione dell'ascesi contemplativa, frugalità del cibo (si notano così le affinità degli ideali ascetici del monachesimo orientale e quelle del monachesimo occidentale).

I monaci di Casole, però oltre che alla preghiera, erano dediti anche allo studio e all'insegnamento. Erano organizzati in segmenti di interesse, a capo dei quali vi erano dei coordinatori. Vi erano così gli ieromonaci (monaci-sacerdoti), a cui spettava celebrare le funzioni; la custodia della chiesa e delle sue suppellettili era affidata al monaco ecclesiarca; la biblioteca dipendeva dal monaco bibliofilace, funzione importantissima, visto che la biblioteca era considerata il più significativo bene del cenobio.

Inoltre, giornalmente, i monaci si dedicavano alla attività di copiatura dei codici, presieduta dal monaco protocalligrafo.

Il cellerario sovraintendeva ai magazzini e alla mensa. L'igumeno, poi, rappresentava la funzione più alta nel convento. All'igumeno tutti i monaci dovevano obbedienza e rispetto.

La Biblioteca

Casole, come detto, possedeva una Biblioteca, per la diffusione della cultura, ed uno Scriptorium, per la copiatura dei testi classici, strutture tra loro indipendenti. Si trattava di testi liturgici, biblici, patristici, di diritto, classici, sempre ovviamente in greco.

In Terra d'Otranto, infatti, vi era una diffusa presenza di monasteri greci, in cui venivano copiati e miniati codici; in alcune sedi parrocchiali, poi, come Nardò, Soleto, Gallipoli, Maglie vi erano dei sacerdoti che pure avevano degli scriptoria.

La biblioteca non era soltanto di servizio al convento ma era anche aperta al pubblico. Faceva infatti attività di prestito.

Vi era altresì un Didaskaleion, dove si insegnava la cultura greca. Scrive Gregorovius che Casole era tra le più antiche biblioteche d'Occidente, forse la più antica, precedente addirittura il Cenobio Vivariense di Cassiodoro se, dando credito ad una tradizione piuttosto ricorrente, sembra che l'abbazia sia nata molti secoli prima la venuta dei Normanni, addirittura nel V secolo.

Una tradizione che, se corrispondente alla verità, sovvertirebbe la concezione della costruzione della cultura nella Penisola.

L'invasione Turca e la distruzione di Casole

Nel 1480 la biblioteca di Casole viene distrutta con il tristemente famoso assalto dei Turchi alla cittadina. Di essa rimangono oggi poche pietre all'interno di una masseria che porta il suo nome.

Solo una piccolissima parte della biblioteca si è salvata grazie all’opera del cardinale Bessarione (Trebisonda 1402 - Ravenna 1472), metropolita di Nicea, patriarca di Costantinopoli, amante della letteratura classica, che compiva visite continue nei monasteri greco-bizantini e ovunque raccoglieva manoscritti della civiltà greco-romana.

Il cardinale passò anche da Casole e prelevò 533 volumi greci e 301 volumi latini. Bessarione che era dunque uno straordinario bibliofilo, poi nel 1468 offrì a Venezia, alla Biblioteca Marciana, la sua intera e ricca raccolta di codici, ivi compresi quelli prelevati dall’abbazia di San Nicola di Casole ad Otranto.  
Successivamente questa mole di volumi si disperse tra le biblioteche Europee.

Breve analisi

Dopo la distruzione ad opera dei Turchi, Casole rimarrà abbandonata fino al 1527, quando fu poi restaurata la sola chiesa, anche per il volere del papa Clemente VII. Tuttavia l'abate-rettore fu un appartenente al clero secolare latino, non più greco. Negli anni successivi subì un processo di lento degrado, fino al definitivo abbandono dei primi del 1800.

Quindi il sacco di Otranto del 1480 contribuì in maniera decisiva alla distruzione e decadenza del monastero di San Nicola di Casole, che fu faro di civiltà, centro irradiatore di cultura e di fede cristiana, trait-d'union fra Roma e Bisanzio, per secoli ponte fra Occidente e Oriente in quanto contribuì fortemente al passaggio della civiltà greca in Occidente e della civiltà latina in Oriente.

Nel periodo del suo massimo splendore Casole era arrivato ad essere il più importante monastero di tutto il Meridione; possedeva numerose proprietà, grance e metochie e da Casole dipendevano numerose chiese.

Era fra i monasteri che pagavano le tasse più alte e godette di grande notorietà, anche presso la sede pontificia, che in più di un'occasione utilizzò le più significative personalità del monastero di Casole per missioni a Costantinopoli.

La storiografia filosofica solo da poco tempo va valutando l'apporto dell'Abbazia di Casole al pensiero occidentale, le risultanze attuali comunque collocano Casole fra i centri culturali europei di primissima importanza (peraltro, viene citato più volte in “Il Nome Della Rosa”, di Umberto Eco) probabilmente alla stregua di Chartres, Cluny, Bec, San Gallo, Fulda e York. Casole, e con Casole il Salento, divenne un centro importantissimo per la diffusione delle lettere greche durante tutto il corso del Medioevo, fino alle soglie del Rinascimento.

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