Messapi, antichi abitanti di Terra d'Otranto.

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Messapi, antichi salentini - parte IV

Le divinità Messapiche

Ogni città, o almeno ogni area di insediamenti vicini, costituiva un microcosmo forse autonomo del popolo delimitato dalle mura, ma cementato idealmente dalle comuni divinità. Le quali rappresentavano il simbolo, di solidarietà delle popolazioni, che pertanto sì curavano di mantenere acceso il “fuoco sacro pubblico” così come ogni famiglia assicurava il fuoco domestico, segno di unità dei componenti tutti legati al capo patriarcale.

Il dio messapico Batas, signore della luce e della folgore era venerato nella Grotta della Porcinara, e riguardava il sito di di Leuca e dintorni. In seguito fu assimilalo dai greci al loro dio padre Zeus.

Il dio Taotor Andirao e la dea Bama, rappresentanti delle divinità maschili e femminili, secondo il Pagliara, avevano la loro sede di culto nella cosiddetta Grotta della Poesia presso Rocavecchia: dovevano essere divinità legate alle acque marine, data la continua frequentazione di quegli approdi costieri sul lato adriatico.

Anche Ugento aveva la sua divinità di protezione nell'età magnogreca più avanzata. Sul lato ionico, un sacello rinvenuto negli scavi dell'antico villaggio di Scalo di Furno, presso Porto Cesareo, molto probabilmente era dedicato alla dea Thana divinità forse di origine illirica, che poi i greci rapportarono alla loro dea Artemis, cioè Diana.

Alle usanze del culto divino, che avvenivano dentro o poco fuori dell'agglomerato urbano, secondo il D'Andria è messo in relazione il cosiddetto Fonte Pliniano di Manduria". Come potrebbero aver avuto una simile relazione religiosa gli arcaici monumenti di alcuni luoghi del basso Salento: il Cisternale di Vitigliano, uno scavo nella roccia, il Gigante Sepolcro di Muro Leccese.

I luoghi di culto

I tracciati stradali archeologici, emersi nel corso degli scavi attestano il rapporto di stretto legame dell'abitato con il luogo del culto o della necropoli che spesso era ad esse annessa.
A Rudie, adiacente alla cinta muraria corre una stradicciola che portava a un luogo poco discosto e adibito al culto della divinità: nel IV secolo fu occlusa da una tomba che è emersa durante i lavori di scavo.

Pressochè del V secolo è un'altra strada vicina a un luogo di culto arcaico, nei pressi di Vaste, dove sono presenti cippi in calcare e necropoli a tumulo. Queste vie appaiono tanto interessanti quanto più si pensa che era insolita una strada come mezzo di circolazione aperta e articolata. Il traffico si svolgeva in vi, coli stretti e tortuosi ed in ambiti limitati, sino al massimo degli approdi marittimi: in prossimità dei centri urbani ed entro le mura i tracciati erano delimitati ai Iati da paracarri e, sulla soglia delle porte d'ingresso, da battenti centrali.

Le necropoli

Altra componente importante di osservazione era il rapporto che i Messapi stabilivano con i propri defunti si desume dalle numerose necropoli, alcune in buono stato di conservazione, scavate nel terreno come sarcofagi rettangolari di diversa ampiezza. Contenevano, oltre ai resti umani di uno o due o ancora di più individui, ricchi corredi in vasellame di ceramica e di bronzo, talvolta di anni e in qualche caso anche di monete d'argento. Per alcune di esse appare evidente il frequente riutilizzo delle medesime buche tombali in periodi successivi, non esclusa l'età romana prima di Cristo.

Per altre invece la tomba diventava unica buca di sepoltura per un solo individuo. maschile e femminile, oppure per un nucleo familiare di più componenti, i quali andavano dal nonno o bisnonno al nipote o pronipote.

Questo poteva significare un primo segno di distinzione sociale. Come pure poteva significare, nel caso di tombe singole più ampie e contenenti un nucleo il mantenimento dell'usanza di unità della famiglia patriarcale anche dopo la morte, dato che in vita era perpetuata dal focolare domestico.

I corredi altro non sarebbero che l'espressione dei desideri di conservare gli oggetti più cari usati in vita anche nell'aldilà dove l'esistenza non avrebbe avuto fine e sarebbe stata egualmente «materiale e biologica" come quella che i Messapi lasciavano sulla terra. La trozzella era lo strumento domestico di corredo più caro presente nella tomba "femminile", così come le anni lo erano nell'ipogeo "maschile» dell'eroe di guerra.