Messapi e Terra d'Otranto.

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I Messapi, antichi salentini - parte II

La Messapia

I confini del loro territorio coincidevano con la forma triangolare della penisola salentina che oltretutto era più estesa rispetto all'attuale sul litorale ionico sino a Taranto.

I vertici del triangolo si presentavano diversi dagli attuali:
Leuca a sud, e Brindisi e Taranto ad est ed a ovest. Oria costituiva, come già prima, un centro di smistamento terrestre della linea nordica di «confine», per la sua equidistanza dall'Adriatico e dallo Ionio. Lo giustificava ancora l'ubicazione in un'area di centralità geografica ai margini delle Murge meridionali: area che si estendeva dall'altra città messapica di Carovigno sino a Valesio i cui ruderi sono presso Torchiarolo.

Questa speciale posizione della penisola rendeva la Messapia non solo una regione di insediamenti stabili, nuovi o in, fase di crescita, ma anche una terra baricentrica dei movimenti: sia terrestri lungo la diagonale che dal nord dell'Italia va verso l'oriente mediterraneo, sia marittimi, cominciando dalle due sponde del medio e alto Adriatico, poi dalla Grecia, nonchè dalla Sicilia e dalla Calabria attraverso lo Ionio e il Golfo di Taranto.

Le influenze elleniche

I Messapi maturarono una civiltà composita per così dire come inconsapevole incrocio di derivazioni. In seguito la superiore civiltà greca li influenzò in maniera così determinante che avrebbe fatto loro dimenticare la propria propria cultura autoctona.

Questo intenso filoellenismo concorse a differenziare nettamente i Messapi dai Peucezi di Terra di Bari e soprattutto dai Dauni della Capitanata, che continuavano ad avere rapporti con i Tiburni al di là dell'Adriatico, antagonisti dei Greci.

Ma i Messapi, in virtù della comune origine, mantennero di essi antiche consuetudini nei culti sepolcrali, come l'uso della posizione annicchiata su un fianco dei defunti, in relazione al seppellimento di un individuo o di un gruppo nelle buche tombali scavate a diverse dimensioni e profondità. La penisola, nel corso dei primi tre secoli del millennio a.c., si costellava di tante città messapiche che davano impulso al cammino della sua storia, prescindendo dai privilegiati contatti commerciali con i Greci dell’Attica e del Peloponneso, nonché delle poleis magnogreche.

I rapporti si intensificavano via via che la rotta occidentale della Magna Grecia, con la spartana Taranto vicina, rispetto alla Grecia, diventava la principale via marittima a raggiera, dalla Sicilia all'Adriatico meridionale, un pò come ai nostri tempi può essere considerata la rotta atlantica che collega Europa e Americhe.

La lingua Messapica

La lingua messapica ci è nota da un numero considerevole di iscrizioni pubbliche, funerarie, votive, numismatiche, rinvenute in Puglia ma soprattutto nel Salento, redatte in alfabeto messapico, che è quello greco di Taranto. Particolarmente interessante da questo punto di vista sono le iscrizioni ritrovate in notevole quantità all'interno della grotta della Poesia scoperta alcuni decenni fa dal studioso Pagliara.

Si tratta di una lingua indoeuropea che rientra nel gruppo delle lingue cosiddette "satem", cioè le indoeuropee centro-orientali, presentando un’affinità con l’odierno albanese. Comunque della lingua messapica non si sa molto, o meglio, si sa leggerla ma non si sa capirla perché i simboli, simili a quelli dell’alfabeto greco, formano parole di cui non si conosce il significato.

I principali centri Messapici

Il popolo dei Messapi si organizzò in città gestite da oligarchie gentilizie, unite in una confederazione capeggiata da un re. Uno dei loro re fu Opis e in una leggenda si narra che il primo re dei Messapi fu Iapige.

Città messapiche furono o divennero sia i centri più interni sia quelli più costieri. Oltre alle città sopradette si ha sicura informazione sull’origine messapica di: Alezio, Veretum, Vaste (l'antica Bastia), Rocavecchia, Rudie, Manduria, che fu un notevole centro urbano antagonista della Taranto magnogreca. Basti pensare che aveva ben tre ordini di cinte murarie di difesa dagli assedi tarantini, benchè di questa città ionica si conosca, poco. Allora assumeva un'indiscussa importanza strategica nella resistenza contro le continue lotte tarantine.

Doveva perciò essere forse la sede del dominio del «mitico» re Arta, che ebbe buoni rapporti con gli Ateniesi, i quali a lui si rivolsero per un aiuto di centocinquanta opliti per l'assedio contro Siracusa. Buoni rapporti di altri centri messapici con Atene si segnalano a Cavallino, a Rudie, a Lupie, che insieme costituivano un importante centro di vita urbana e commerciale collegata con Rocavecchia.

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