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Il Monachesimo orientale

Abbazia bizantina delle CentoporteSan Basilio (sec. IV) era un uomo d'azione, grande pensatore, bravo amministratore, fervido credente.

Fattosi monaco, si stabilì con qualche amico nel Ponto; seguiva la regola di Pacomio (cenobita che per primo aveva riunito attorno a sé i primi monaci in Egitto nel 285) basata sulla vita comunitaria "cenobitica", fatta di regole e criteri riguardanti la preghiera in comune e il lavoro fisico, oltre ad un solerte addottrinamento sulla Sacra Scrittura.

Nello stesso tempo egli la modificava tendendo a limitare il numero dei monaci nei conventi, affinché il superiore potesse dirigerli meglio. Inoltre insisteva molto sulla vita spirituale, sulla regola dell'umiltà, della pazienza, della carità. Fu appunto Basilio che creò le scuole accanto ai monasteri, idea che avrà un successo davvero decisivo per l'avvenire della civiltà cristiana.

La sua regola rimase alla base del monachesimo orientale. Intorno al 400 non c'era parte della cristianità che non conoscesse questi monasteri di uomini e donne che conducevano una vita di ascesi e di adorazione. Il monachesimo, uscito dall'oriente, guadagnò immediatamente l'occidente. Sant’Antonio lo fece, per primo, conoscere in Italia durante il suo viaggio a Roma.

La regola di San Basilio giunse anche tra noi verso la fine del IV secolo. Fino all'VIII secolo, per tutta l'età pre-normanna, non si entrava in un monastero, come diceva San Teodoro Studita, per studiare, ma per perfezionare la propria anima; il monaco rifiutava la scienza semplice, cioè quella umana, anche teologica e filosofica, per realizzare in se stesso e nei suoi confratelli la scienza vera, cioè quella spirituale e carismatica. Egli, però, non era del tutto ostile allo studio di autori profani e classici.

Nel IX secolo Marco di Otranto, chiamato il Sapientissimo e primo arcivescovo della città, si distinse in modo particolare. Fu monaco in Palestina, nel monastero di San Saba, dove pare si conservino ancora alcuni dei suoi scritti sull'ordinamento liturgico secondo la tradizione palestinese.

In Otranto fu un valente innografo (innografia: genere poetico che contiene esaltazioni della vita di alcuni personaggi), autore di quattro odi originariamente in greco, tradotte poi in latino e pubblicate nel 1501 presso la prima editoria a stampa italiana di Aldo Manuzio.

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