Aree tematiche

Grotta dei Cervi

Nel 1970 un gruppo di speleologi Salentini appartenenti al ““Gruppo Speleologico Salentino Pasquale de Lorentiis” Ente Morale - Maglie (Lecce), dopo un attento studio della zona ed un lungo lavoro di scavo riescono a trovare un varco dal quale accedono ad una Grotta che si rileverà ricca di testimonianze pittoriche risalenti all’epoca paleolitica.

La grotta presenta uno sviluppo lineare totale dei rami principali pari a 1.550 m. In essa si accede da una delle tre chiusure “a pagliara” realizzate per impedire l’accesso agli estranei e per controllare la ventilazione interna. All’interno, dal vano d’ingresso principale, uno stretto, lungo e ripido cunicolo immette in una ampia sala, posta a circa 18 metri più in basso. La volta, prevalentemente conformata a cuspide e, alle estremità, ad arco fortemente ribassato, presenta alcune larghe zone a calotta, mentre le bianche pareti sono a tratti segnate da gruppi di speleotemi.

Da questa sala-corridoio si dipartono tre rami, di cui due tra di loro quasi paralleli (orientati prevalentemente nella direzione sud-nord) ed un terzo, inizialmente trasversale ai primi, si suddivide, nella zona terminale, in più rami nuovamente orientati nella direzione dei primi due (S-N). Le pareti dei due condotti principali e della zona iniziale del ramo trasversale, ospitano una nutrita serie di pannelli dipinti che, con studiate scansioni, ne caratterizzano l’intero sviluppo. L’intenso percorso cultuale, articolato nei due rami principali paralleli e nel primo tratto del ramo trasversale, viene attribuito al tardo eneolitico anche se alcune figurazioni fanno pensare a periodi più remoti. Le pareti delle sale sono decorate da oltre 3.000 pittogrammmi in ocra e guano di pipistrello che riprendono danze, scene di caccia, cervi ed animali del paleolitico tutte caratterizzate da un criterio narrativo di intenso movimento.

Complessa ed affascinante appare la lettura dei singoli segni e dell’intero complesso pittorico, ancora solo parzialmente studiato. Uno dei più grandi studiosi della grotta, Paolo Graziosi, propose una suddivisione dei pittogrammi in figurativi e non figurativi. Tra i figurativi furono individuati i gruppi zoomorfi, antropomorfi e di oggetti, mentre relativamente ai non figurativi, furono individuate figure di origine antropomorfa, zoomorfa ed emblematico-astratta. A più di trent’anni dalla scoperta di grotta dei Cervi, le pitture e le loro aggregazioni, la disposizione originaria delle ceramiche rinvenute, le tracce di sepolture e le basse recinzioni interne, in pietra calcarea, tutte intenzionalmente correlate tra loro, rimangono sostanzialmente ancora indecifrate. Sempre Paolo Graziosi, lo definisce “il più grande monumento sacrale della tardo preistoria non paragonabile a qualsiasi fin qui conosciuto in Europa”.

Sempre il Graziosi scriverà: “Il sistema carsico della Grotta dei Cervi è da ritenersi come un grande santuario che fu attivo attraverso un notevole arco di tempo e in sincronia con la vita umana che si svolgeva nelle anti grotte, la grandiosità, la complessità delle sue opere pittoriche, la quantità e varietà dei resti archeologici che tuttora racchiude, la stessa sua posizione sul porticciolo naturale, fanno pensare che avesse polarizzato per lungo tempo l’interesse di genti che dovevano confluire da varie parti del mediterraneo nella penisola di porto Badisco, ove, d’altro canto, un forte insediamento umano si era stabilito nelle anti grotte, passaggio obbligato per accedere al santuario stesso”.

Nell'area antistante la grotta, inoltre, sono stati ritrovati altri resti di interesse storico quali punte di lancia, frammenti di ceramica, oggetti in osso ed altro ancora.

Grotta dei Cervi è ubicata a circa 6 km da Otranto. Percorrendo la litoranea che Otranto porta sino a Santa Maria di Leuca ad un certo punto ci troveremo di fronte ad una piccola baia, denominata Porto Badisco. Sul promontorio antistante vi è l'accesso alla cavità. In realtà la zona è recintata e l'accesso non è consentito senza previo e documentato permesso rilasciato dalla Soprintendenza dei Beni Storici. La zona archeologica è stata chiusa al pubblico per evitare la dispersione di un così grande patrimonio. Chi volesse avere delle informazioni o visionare foto e i ritrovamenti può visitare il museo l'Alca di Maglie.

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