Le altre città messapiche.

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Gli altri centri Messapici

Gallipoli

Plinio, nel menzionare la città, si esprime col nome di "ANXA" (termine di risonanza messapica). Tale dovette essere la denominazione originale, dal momento che Gallipoli fu assoggettata a Taranto, che esercitava il proprio dominio sui maggiori centri e porti della Messapia. Secondo alcuni storici la città di Gallipoli fu fondata proprio dai Tarantini nel loro proposito di espansione verso sud.

Lecce

Anche Lecce ebbe un insediamento messapico. Poco ancora si conosce sulle sue vere origini. Alcune scoperte recenti, però, hanno dato interessanti conferme sull’origine messapica; infatti, in ogni scavo praticato nella parte meridionale della città, è venuta alla luce qualche tomba coperta da lastroni incisi con iscrizioni messapiche e contenente vasi di terracotta o di bronzo analoghi a quelli rinvenuti nelle necropoli messapiche di Oria, Manduria, Rusce, Vaste e Ugento.

I reperti consistono in iscrizioni, vasi di argilla grezzi o smaltati o figurati, giocattoli di bimbi, idoletti in terracotta, ossa lavorate ed una piccola statua di bronzo.

Muro Leccese

La sua fondazione si fa risalire ai Messapi che, a giudicare dalle mura megalitiche ancora esistenti, da numerose tombe e dai reperti archeologici, ne fecero un paese strutturalmente forte e civilmente avanzato.

Dalla muraglia iapigio-messapica, assai importante come si evince dalla relazione del prof. F. Tummarello , si vedono ancora molti avanzi che attestano una fattura con massi ben quadrati e legati nelle sovrapposte corsie orizzontali.

Ostuni

Rispecchia le caratteristiche strategiche, topografiche e strutturali tipiche degli agglomerati messapici. La storia riferita a quel periodo non ci ha tramandato alcun episodio particolare. L’esistenza della città al tempo dei Messapi ci è testimoniata dal rinvenimento di una necropoli.

Patù

A Patù, paesello vicinissimo al Capo di Santa Maria di Leuca, un monumento messapico, le "CENTOPIETRE", apparve prima a Francesco Lenormant e dopo a Paul Bourget come il più prodigioso avanzo archeologico del promontorio salentino. Probabilmente le "Centopietre" risale all’età arcaica della civiltà messapica e dovette essere un tempio dedicato a qualche divinità.

Gli archeologi Cosimo De Giorgi, G. Arditi e P. Maggiulli non sono concordi sullo scopo dell’opera e hanno avanzato ipotesi contrastanti. Consiste in un androne formato da enormi macigni e coperto da lastre di pietra a spiovente sorrette all’interno da pilastri su cui ricorre un listello decorativo. Tale monumento, che nel medioevo venne adibito a cappella, ha ancora visibili alcuni tratti di affreschi bizantini.

Soleto

Soleto fu un ragguardevole nodo viario già in epoca messapica, che metteva in comunicazione i più importanti centri messapici ed incrociava una " via trasversale" che collegava il porto di Roca con Vereto e con il porto Nauna (l’attuale S. Maria al Bagno).

Recenti indagini archeologiche vanno restituendo tracce di un possente circuito murario di tipo messapico. Inoltre nelle campagne intorno a Soleto si incontrano innumerevoli avanzi di terracotta grossolana, di stoviglie smaltate e, scavando "sottoterra", si trovano dei sepolcri sempre messapici. Quindi è molto probabile che Soleto avesse al tempo officine di arte ceramica, come può provare la grande vicinanza ai bacini di argilla che anche oggi alimentano la piccola industria nel vicino paese di Cutrofiano.

Infine è stata ritrovata anche una tomba coperta da tre intavolature di pietra, nella quale, accanto ad uno scheletro , furono raccolte due monete messapiche.

Vaste

E’ uno dei centri del Salento per i quali la ricerca archeologica abbia fornito una serie di indicazioni circa la topografia del sito nelle sue varie fasi di sviluppo.

Estesi scavi hanno permesso di rilevare tracce consistenti dell’abitato messapico (VIII-VII sec. a.C.): tali testimonianze sono concentrate nella parte centrale e più alta dell’abitato in corrispondenza dell’attuale piazza Dante.

È stato possibile riconoscere l’impianto di capanne a pianta ovale con muretto perimetrale di pietre a secco, diversi focolari e scarichi di ceramica iapigia associate a materiali greci d’importazione.

L’abitato messapico di IV-III sec. A.C. sembra si possa riconoscere in strutture a blocchi squadrati e fondazioni di edifici a pianta rettangolare costituiti da più ambienti, disposti intorno ad un cortile. I vani avevano probabilmente pavimenti in tufina pressata, alzato in piccole pietre a secco e copertura in tegole.

Sono state portate alla luce anche fortificazioni in calcare locale, costituite da due cortine di grosse pietre collegate tra loro da un riempimento interno di tegole, pietre e terra; la parte esterna era rivestita da un muro a blocchi squadrati.

All’inizio del III secolo la cinta muraria, almeno in alcuni punti, fu rinforzata addossando un muro, largo circa 3 metri, a grandi blocchi squadrati.

La necropoli ellenistica si sviluppa nell’area periferica dell’antico abitato. All’interno, invece, era situato l’ipogeo delle Cariatidi in pietra leccese , datato alla seconda metà del IV sec. A.C., a pianta rettangolare, con gradinata di accesso e vestibolo comunicante con due camere funerarie.

Degna di nota è la necropoli probabilmente utilizzata da un gruppo gentilizio, con tombe rinvenute all’interno di controfosse scavate nel banco roccioso. Si notano i sarcofagi tagliati in blocchi monolitici di pietra leccese, che sono prova di un notevole livello di capacità tecnica.

E’ databile al IV sec. a.C.; la qualità e la tipologia degli oggetti di corredo allude chiaramente al rango sociale del defunto e al ruolo all’interno del gruppo familiare.

Nelle tombe maschili risalta la presenza del cratere e degli oggetti con caratteristiche simili a quelli greci; nelle tombe femminili, caratterizzate da tipologia meno "prestigiose" di oggetti, ricorre costantemente il tipico vaso indigeno, la TROZZELLA.

Vitigliano

A Vitigliano si conserva un monumento analogo alla "CENTOPIETRE" di Patù, chiamato "CISTERNALE". Identica l’orientazione, la forma, il sistema costruttivo della copertura a enormi lastre di sabbione con doppio spiovente. La sola differenza tra le "CENTOPIETRE" e il "CISTERNALE" è costituita dal fatto che la prima si eleva sul piano a grandi blocchi parallelepipedi sovrapposti senza malta, mentre l’altra è scavata nel vivo della roccia con sovrapposizione artificiale della copertura.